La farfalla

La vedete l’immagine qui accanto? È un acquerello che ho fatto io. E se dopo trent’anni ho ripreso i pennelli in mano devo ringraziare mio figlio Alessio. Qualche giorno fa ho comprato ad Alessio una tavolozza di acquerelli, di quelli da combattimento ovviamente, ed appena arrivata a casa lui si è messo a dipingere con entusiasmo. Ho predisposto un telo, il foglio, il pennello, uno strofinaccio ed un bicchiere colmo d’acqua, ed ho cercato di insegnargli: ‘Vedi Alessio, si preleva del colore col pennello, si mette in questa vaschetta, si aggiunge acqua e poi lo si posa sul foglio… così’. Lui ovviamente non aveva voglia di stare ad ascoltare, ma voleva dipingere: prende il pennello e comincia a passare sul foglio grandi pennellate di blu, il suo colore preferito. Allora mi ricordo che da qualche parte ho anch’io un pennello ed una tavolozza di Schminke: da bambina ho avuto l’onore di imparare le basi della tecnica dell’acquerello dal maestro Walter Sabatelli e da allora ho sempre dei colori in casa. Scovo dopo un po’ di ricerche la tavolozza (non quella di quando ero bambina: avevo riprovato intorno ai vent’anni a ricominciare a dipingere ma la vita corre in fretta a quell’età, e fra l’università e cento altre cose abbandonai nel giro di poco). La apro ed osservo i colori: alcuni, come il rosso carminio, sono ammuffiti, e c’è solo un pennello a punta fine a corredo. Il giorno dopo mi reco a comprare altri pennelli e colori mancanti. Per aiutarmi nella scelta la signora del negozio mi mostra la tavolozza di Sabatelli, dipinta in originale da lui, e per me è un tuffo nel passato. Un dejavu che mi riporta a quando da bambina, nei pomeriggi del giovedì, mia nonna o mia mamma mi accompagnavano nello studio in piazza Vittorio Veneto, e con altri bambini della mia età, col maestro Sabatelli, suo figlio Roberto e la signora Ivana, imparavamo i rudimenti della tecnica dell’acquerello. Mi torna ancora alla mente il primo giorno di lezione, quando il maestro ci chiese di dipingere di viola il foglio. Ricordo i vasetti oggetto delle nostre nature morte, gli anemoni appena colti, lo studio delle ombre; e ricordo che ogni tanto compariva sui tavoli da lavoro un foglio di carta pecora, ruvida e severa, che non ammetteva errori. Allora non sapevo quale privilegio fosse avere Sabatelli per maestro, ma amavo quei pomeriggi e l’aria che trasudavano. Me ne torno a casa, aspettando il sabato successivo per avere un po’ di tempo e provare a dipingere qualcosa. Già ma cosa? Ci rifletto un po’ e poi penso: potrei realizzare da me alcune delle immagini del mio blog! Sarebbe carino, no? E parto dal post con cui il mio blog è iniziato: la Farfalla, di cui ripropongo il testo di seguito.  Mentre io devo ringraziare ancora una volta mio figlio Alessio, che restituisce alla mia vita prospettive rimaste nascoste nelle pieghe del tempo. Leggi tutto “La farfalla”

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Non ho fame3

Continua la saga: ‘Non ho fame’. Dove io ne invento sempre una nuova per far mangiare Alessio, e lui, a sua volta, affina l’ingegno. Del resto cresce, e per quanto io abbia imparato a schivare le obiezioni più comuni, vedi ‘Non ho fame’ e  ‘Non ho fame.2‘, ne escogita sempre di nuove.

Ultimo episodio: interno sera. Ora di cena.

Tutti e tre a tavola. Nel piatto di Alessio figurano: patate lesse e svizzerina di tacchino. (Tengo a precisare che io non mangio carne, ma ovviamente non impongo tale scelta a mio figlio).

Alessio, con la sua forchettina, mangia uno dopo l’altro i pezzettini di carne. Io: ‘Alessio, non mangiare solo la ciccia. Mangia anche le patate…’ Lui: ‘Ora mangio’. Ha da poco acquisito la tecnica dilatoria.

Continua a mangiare la svizzerina ed ignorare le patate lesse. Io: ‘Alessio, su, mangia anche un po’ di patate…’ Lui, scuotendo il capo: ‘No, mamma, non fanno bene…’

Non lo sapevate, eh?!

 

 

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Puericultrice: fra leggenda e realtà

Oggi vi consiglio la lettura del post di una ‘collega mamma blogger’: ‘Puericultrice: tra mito e realtà.
Nel post viene descritta una figura, quella appunto della puericultrice, poco diffusa in Italia: è colei che insegna a fare la mamma. Ora molti diranno, li sento già: ci mancava questa! Come se una mamma non Leggi tutto “Puericultrice: fra leggenda e realtà”

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Lo dico a babbo!

Ebbene sì! Anch’io ho pronunciato la fatidica frase: ‘Lo dico a babbo!’. Quando proprio non sapevo più come fare per contenere l’esuberanza di Alessio: mi è proprio uscita di bocca! Zac! Ed era già fuori! Neanche ce le trasmettessero nel patrimonio genetico certe frasi! O più probabilmente fanno talmente parte del repertorio dell’infanzia/ adolescenza che ogni tanto vi attingiamo, almeno quando proprio non sappiamo più a che santo votarci! Leggi tutto “Lo dico a babbo!”

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Brevi: Il Giacchetto

Rientro a casa con Alessio. Mi tolgo il giacchetto e lo butto senza pensarci sul letto, dalla parte di Luca. Poi mi cambio e mi metto a fare non ricordo più bene cosa.

Quello che ricordo è che sono in salotto quando Alessio arriva, proveniente dalla camera, con il volto imbronciato, il passo deciso, trascinando qualcosa dietro di sé: il mio giacchetto! Mi si ferma davanti e, col ditino alzato, il viso di traverso, mi sciorina una filippica di parole di cui afferro ‘letto’ e ‘babbo’, per poi concludere, alzando l’indice con ancora più vigore, con: ‘Mai più, capito?’. Molla il giacchetto in mezzo alla sala, si volta dall’altra parte e se ne va, accompagnato dal mio attonito silenzio.

Ma sarà mica che non comando più niente in questa casa….?!

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Brevi: Lo squaletto

illustration of shark fish in a deep sea water

Non esistono momenti banali con un bambino. Ogni suo gesto, espressione, parola, ci comunica qualcosa.

Alessio va in bagno con il suo squaletto in mano, o ‘squalo piccino’ come lo chiama lui: un animaletto in gomma morbida lungo cinque o sei centimetri. Lo osservo: di solito quando va in bagno si mette a giocare con l’acqua ed allaga mezza stanza. Lui apre lo sportello del mobiletto e ne estrae una bacinella, che mette sul bidet. La riempie d’acqua e ci immerge lo squaletto. A quel punto intervengo: ‘Alessio, ora chiudiamo l’acqua. La bacinella è piena e il tuo squalo può nuotare tranquillamente.’  Accetta subito l’invito e con le manine si mette a disegnare dei cerchi nell’acqua: lo squaletto inizia a girare anch’esso nel piccolo vortice che si crea.

Vedendo che la situazione è sotto controllo, mi allontano per lasciarlo giocare in pace, e ascolto la conversazione che ingaggia con l’animaletto. Alessio: ‘Ciao, che fai?’. Squaletto: ‘Sono solo’. Alessio: ‘Perché sei solo?’ Squaletto: ‘Perché mia mamma è a lavoro’.

Touchè.

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Il ‘mito’ dell’istinto materno: fra leggenda e realtà

Una pubblicità di qualche anno fa recitava, promuovendo una marca di prodotti per l’infanzia: ‘Dove nasce una mamma’, riprendendo il più famoso slogan ‘Dove nasce un bambino’. Veniva rivelata in una breve frase una realtà indiscutibile: che la maternità è apprendimento. Quando nasce un bambino inizia per la donna un percorso di cambiamenti e di crescita: si acquisiscono in poco tempo tutta una serie di informazioni tratte dall’esperienza quotidiana (Ricordate il mio post precedente: ‘Il cervello delle mamme‘?) in un processo che poco ha di innato. Leggi tutto “Il ‘mito’ dell’istinto materno: fra leggenda e realtà”

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Le altre mamme sono perfette?

Le altre mamme le ho sempre osservate, sia durante la gravidanza che dopo. Alle visite di controllo, incrociandole per strada, con carrozzine e passeggini, andando ad accompagnare Alessio al nido prima e all’asilo poi. Devo dire che le ho sempre guardate con grande ammirazione: sempre molto centrate su stesse e la loro ‘funzione’, sempre molto organizzate e provviste di tutto, sempre pacate, puntali, composte. Leggi tutto “Le altre mamme sono perfette?”

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Film baby friendly: È arrivato il Broncio

Ieri siamo andati al cinema The Space a Grosseto a vedere ‘E’ arrivato il Broncio‘. La storia parla di un ragazzino schivo, di nome Terry, che amministra, senza successo, il parco giochi appartenuto alla nonna Mary. Leggi tutto “Film baby friendly: È arrivato il Broncio”

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